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23 febbraio
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Alienazione al photo-finish

Alienazione al photo-finish.

I miei pensieri sono stati catturati, avviluppati, stritolati, ingoiati, digeriti, metabolizzati e espulsi da un video. Anzi, tre.

La cosa è strana, normalmente tendo ad affascinarmi di fronte ad immagini statiche, fotografia, illustrazione, pittura o grafica mi ipnotizzano. Mi fermo incantato a osservare dettagli, cercare strutture nascoste, scavare alla ricerca di chissà cosa.

Questa volta è diverso. Mi sono imbattuto in Stainless, un progetto di Adam Magyar, fotografo ungherese con l’ossessione per la ricerca di nuovi usi per le tecnologie digitali, uno che modifica i già complessi software di complessissime videocamere per ottenere immagini nitidissime e prive di distorsioni.

Ha portato il suo carico di tecnologia e arte sui treni e, entrando nelle stazioni di Alexanderplatz a Berlino, alla Grand Central station di Newyork e a Shinjuku, Tokyo, ha filmato un’umanità mai vista prima. Ripresi a 56 volte la velocità normale e restituiti in super slow motion, corpi ignari sembrano sculture viventi, movimenti quasi impercettibili, espressioni assenti, fisionomie inossidabili per una alienazione che diventa palpabile. Nessun montaggio, nessun effetto speciale, nessuna musica, solo il rumore ferroso del treno che—rallentato all’inverosimile— diventa una sinfonia industriale di rara bellezza. NIN non avrebbe fatto meglio.

Più di un trattato di sociologia, meglio di Hitchcock, oltre Ron Frickle. Meraviglia, comprensione e tensione, 11 minuti di ipnotica e rivelatrice suspence.

Non aspettatevi il filmato del proiettile nel gavettone, non pensate al moviolone della domenica, dimenticate l’arrivo in photo finish delle olimpiadi,

Via, nel flusso umano

 

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